Ero entrata in Bonelli da pochi anni e Lucca non era ancora in città ma fuori, nella tendopoli vicino al palazzetto dello sport. Quell’anno pioveva che dio la mandava e nessuno mi conosceva. Io e Stefano casini ci eravamo incontrati su un forum, avevamo bisticciato ed eravamo diventati amici. Ci siamo ritrovati il primi giorno di fiera in uno spazio semideserto e siamo andati a cena insieme. Lì abbiamo chiacchierato, e tra i vari “ma come sarebbe bello se” è venuta fuori l’idea di Sighma. Che poi ha cambiato nome un sacco di volte, tra Sìghma, Sigma, Sìgma e Sighma. E’ rimasta un’idea in stato embrionale, lui mi ha mandato lo sketch di un viso lontano anni luce dal personaggio che poi è diventato e per un pezzo è rimasta lì. Quando la Bonelli mi ha proposto di fare una graphic novel io devo aver risposto una cosa del tipo “o Sighma o la morte”. E dopo un po’ di tira e molla io e Stefano abbiamo potuto metterci al lavoro su questa storia bizzarra, figlia di contaminazioni sue e mie, che può essere letta in molti modi, come fantascienza pura, come romanzo di formazione, come critica alla società, come ricerca del significato di identità. Ci hanno spesso chiesto di farne un seguito, ma secondo noi, anche se il finale della storia è aperto, la storia è giusto che rimanga così, sospesa, con mille seguiti ad attenderla.

La Storia



Un uomo si sveglia in un futuro indefinito, in un mondo vuoto in cui l'unica cosa presente è una costruzione suddivisa in livelli crescenti definita "La città". Lì dentro chiunque è marchiato con un microchip che stabilisce il suo nome, la sua funzione nella città e il livello a cui può salire. Ma l'uomo senza memoria non possiede microchip. La sola cosa che sa di sé è un enorme tatuaggio sul petto che riporta la lettera greca "sighma" e pochi oggetti nelle tasche. Grazie ad essi risalirà -letteralmente- alla propria identità, ma maggiore sarà l'ascesa e maggiore sarà il suo precipizio interiore.